“Born on a train: the impact of Medardo Rosso’s internationalism on his legacy”

“Born on a train: the impact of Medardo Rosso’s internationalism on his legacy”, Sculpture Journal, Volume 27, Issue 1, 2018, pp. 105–116.

The Italian Ministry of Culture has declared several works by Medardo Rosso (1858–1928) to be of ‘national cultural interest’ and therefore not exportable. This decree is based on the premise of Rosso’s ties to Italy, his country of birth and death, and on the Ministry’s belief in his relevance for Italian art, culture and history. However, Rosso’s national identity has never been secure. Claims for his ‘belonging’ to Italy are complicated by his international career choices, including his emigration to Paris and naturalization as a French citizen; his declared identity as an internationalist; and his art, which defies (national) categorization. Italy’s legal and political ‘notification’ of Rosso’s works represents a revisionist effort to settle and claim his loyalties. Such attempts rewrite the narrative of art history, limiting the kinds of questions that get asked. They shed light on Italy’s complex mediations between claims to emerging modernism and claims to a national art. This article assesses the long-term effects of transnational travel and relocation on Rosso’s national reputation and legacy. I assess his poor fit into national schools and nationally defined movements, and the ways in which his life, career and art challenge ideas about sculpture’s entrenchment in projections of the national. Rosso’s case highlights specific difficulties faced by sculptors as opposed to painters with respect to discourses of national and international identity. His example calls for a more nuanced reading of the definition of ‘home country’ and perceptions of an artist’s national cultural ‘belonging’ as single, unified or homogeneous.

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Postwar Italian Art History Today: Untying the Knot

Postwar Italian Art History Today: Untying the Knot (Bloomsbury Publishing, 2018).

Postwar Italian Art History Today brings fresh critical consideration to the parameters and impact of Italian art and visual culture studies of the past several decades. Taking its cue from the thirty-year anniversary of curator Germano Celant’s landmark exhibition at PS1 in New York – The Knot – this volume presents innovative case studies and emphasizes new methodologies deployed in the study of postwar Italian art as a means to evaluate the current state of the field. Included are fifteen essays that each examine, from a different viewpoint, the issues, concerns, and questions driving postwar Italian art history. The editors and contributors call for a systematic reconsideration of the artistic origins of postwar Italian art, the terminology that is used to describe the work produced, and key personalities and institutions that promoted and supported the development and marketing of this art in Italy and abroad.

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Un monumento al momento – Medardo Rosso e le origini della scultura contemporanea

Un monumento al momento – Medardo Rosso e le origini della scultura contemporanea (Johan & Levi Editore, 2017).

Artista amato dagli artisti, a cominciare da Boccioni che ne elogia la carica sovversiva, Medardo Rosso (1858-1928) è autore di un’opera rivoluzionaria che non ha cessato di influenzare ogni nuova generazione di scultori. Precursore di tendenze che hanno trovato pieno sviluppo solo nel Novecento, Rosso ha avuto una fortuna postuma straordinaria, lasciando segni indelebili su artisti come Brancusi, Giacometti e Moore, ma anche su numerosi contemporanei: Fabro ha dichiarato un sostanziale debito nei suoi confronti, e Anselmo, di fronte alle sculture in cera, riconosce come la materia forgiata da Rosso vibri dall’interno, quasi avesse un cuore pulsante.

Fin dagli esordi, Rosso si pone un obiettivo irriverente: dematerializzare la scultura monumentale, che da eterna e celebrativa si fa con lui antieroica e capace di cogliere la fugacità del momento. Rivoluzionario lo è, però, anche nel travalicare le barriere geografiche in un’epoca in cui l’arte è fortemente definita dai confini nazionali. Cresciuto all’indomani dell’Unità d’Italia e disilluso dalle mancate promesse del Risorgimento, lascia il paese nel 1889 per trasferirsi a Parigi dove trascorrerà buona parte della sua vita. Emigrato per scelta e cosmopolita per vocazione, la sua personalità indomita lo rende ostile ad appartenenze di sorta, ma ricettivo verso ogni stimolo della modernità, dai nuovi canali di comunicazione ai progressi della fotografia, che gli consentono di attingere a una varietà di fonti visive e, a sua volta, di far circolare la propria opera come mai prima. Lavorando su piccola scala, inoltre, Rosso rende la più statica e pesante delle arti un prodotto facilmente trasportabile, in linea con le strategie poco ortodosse che elabora per promuovere il proprio lavoro.

Questo saggio è il primo a collocare l’attività di Rosso in una prospettiva storica e transnazionale offrendo un’alternativa al racconto canonico sulla nascita della scultura moderna. Se da sempre si è assegnato a Rodin il ruolo di isolato ed eroico innovatore, Sharon Hecker restituisce il giusto peso a un artista che ha anticipato molte pratiche divenute oggi comuni nel vocabolario artistico globale.

 

“Luciano Fabro: Bitter Sweets for Nadezhda Mandelstam”

“Luciano Fabro: Bitter Sweets for Nadezhda Mandelstam” in The Taste of Art: Cooking, Food, and Counterculture in Contemporary Practices (Fayetteville: University of Arkansas press, 2017).

The Taste of Art examines the role of food in Western contemporary art practices. The contributors are scholars from a range of disciplines, including art history, philosophy, film studies, and history. Artists include: Filippo Tommaso Marinetti, Daniel Spoerri, Dieter Roth, Joseph Beuys, Al Ruppersberg, Alison Knowles, Martha Rosler, Robin Weltsch, Vicki Hodgetts, Paul McCarthy, Luciano Fabro, Carries Mae Weems, Peter Fischli and David Weiss, Janine Antoni, Elżbieta Jabłońska, Liza Lou, Tom Marioni, Rirkrit Tiravanija, Michael Rakowitz, and Natalie Jeremijenko.

Discover Luciano Fabro through Sharon Hecker’s Writings and Translations

“I represent the encumbrance of the object in the vanity of ideology. Lo Spirato (The Expired One), in Luciano Fabro, ed. Silvia Fabro, (Milan: Galleria Christian Stein, 2017).

“Luciano Fabro: Bitter Sweets for Nadezhda Mandelstam” in The Taste of Art: Cooking, Food, and Counterculture in Contemporary Practices, Silvia Bottinelli and Margherita d’Ayala Valva, eds. (Fayetteville: University of Arkansas press, 2017).

“Markets, Bacchanals and Gallows’: Luciano Fabro’s Italia all’asta in Piazza Plebiscito in Naples (2004)” in A. Nova and S. Hanke, eds. Platzanlagen und ihre Monumente: Wechselwirkungen zwischen Skulptur und Stadtraum (Berlin: Deutscher Kunstverlag, 2014).

“Sealed Between Us. The Role of Wax in Luciano Fabro’s Tu,” Oxford Art Journal, vol. 36:1 (March 2013): 13-38.

“Luciano Fabro: Drawing as Dialogue” in Luciano Fabro. Disegno In-Opera, exhibition catalogue, GAMeC (Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo), (Milan: Silvana Editoriale, 2013).

“Art is Glimpsed. Luciano Fabro’s Penelope, in Contemporary Art/Classical Myth, Jennie Hirsh and Isabelle Loring Wallace, eds. (London: Ashgate, 2011): 57-86.

“If the Boot Fits…Luciano Fabro’s Italie,” in Italy from Without. Forum Italicum, vol. 47: 2 (August 2013): 431-462.

Fabrizio Dusi – DON’T KILL – at Casa della memoria – 31/05 to 31/08

Fabrizio Dusi DON’T KILL

a cura di Chiara Gatti e Sharon Hecker
CASA DELLA MEMORIA 31 maggio – 31 agosto 2017

Casa della Memoria presenta un importante progetto sitespecific firmato dall’artista Fabrizio Dusi. Sotto un titolo che cita il quinto comandamento del decalogo, “Non uccidere”, è raccolto un nucleo di lavori studiati ad hoc dall’autore per lo spazio e posti in relazione con lo spirito del luogo, votato alla conservazione di una memoria storica condivisa, dedicato alle vittime di ogni strage, di ogni forma di terrorismo, a tutte le forme di emarginazione, esclusione, violenza.
Il cubo di mattoni progettato dallo studio Baukuh – scelto quest’anno fra i finalisti in lizza per il prestigioso Premio di architettura “Mies van der Rohe” – sarà illuminato da scritte al neon che recitano frasi ispirate alle parole di Primo Levi, tratte dal suo celebre libro Se questo è un uomo, accanto a parole ispirate da poesie di vari autori e ad altre tratte da una video-intervista a Liliana Segre.
Le grandi vetrate della Casa della Memoria, che si affacciano sull’Isola, ospiteranno installazioni luminose visibili da tutto il quartiere, mentre gli interni saranno punteggiati di altre parole realizzate in ceramica e neon allestite sulle pareti perimetrali, come la scritta monumentale, lunga 14 metri, “considerate se questo è un uomo… che muore per un si o per un no” issata sopra l’ingresso, in ceramica nera con due innesti in neon rosso. Il “si” e il “no”.
L’arte contemporanea trasformerà così la Casa della Memoria in una gigantesca scatola fluorescente per creare, attraverso frasi entrate nella storia, spazi ambientali di alto valore simbolico ed espressivo.
Per l’inaugurazione è previsto un intervento musicale a cura di AU+ e Camilla Barbarito e un reading con brani tratti da Levi eseguito dall’attrice Francesca Cavallin.
Il catalogo verrà presentato a fine giugno, con foto delle opere allestite e testi di Chiara Gatti, Sharon Hecker e Massimiliano Sabbion.
Fabrizio Dusi Scultore, ceramista e pittore, è nato a Sondrio nel 1974 e ha studiato ceramica presso la scuola Cova di Milano, diplomandosi nel 2003. Nel 2005 inaugura un laboratorio artistico a Milano, dove attualmente lavora, dividendosi fra la ceramica e la pittura, sperimentando sempre nuove tecniche e mixando nuovi materiali, da legno al plexiglas al neon. Sue opere sono state esposte a BAG, Bocconi Art Gallery, ad Artefiera Bologna, alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma e nella mostra personale Classic Family allestita nell’ex chiesa barocca di San Ignazio ad Arezzo.

FABRIZIO DUSI – DON’T KILL